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La vita era dura durante la Grande Depressione.
Era complicato racimolare soldi ed ogni espediente era utile allo scopo.

Le aree rurali poi, subirono le conseguenze più pesanti disponendo di molte meno alternative per sopravvivere.

Tra le comunità di Luther e di Arcadia in Oklahoma, ai bordi della US Highway 66, c’era una piccola stazione di servizio che in quegli anni nascondeva un curioso ed inconsueto modo per fare soldi.

Il locale forniva i classici servizi di una gas station dell’epoca con in più la rivendita di olio combustibile e kerosene in fusti di metallo utilizzati per alimentare le lampade nelle case delle piccole comunità limitrofe.

Il traffico non era gran che ed anche gli introiti non garantivano al gestore una sopravvivenza dignitosa.

Un giorno ci fu la svolta grazie alla visita di uno strano venditore che propose al gestore della gas station un modo rapido e sicuro per fare soldi.

La proposta era in sostanza un kit per stampare false banconote da 10 dollari.

La proposta piacque al gestore che acquistò lo stampo ed attrezzò il retro della sua stazione di servizio per la produzione di banconote che cominciò ad utilizzare con i clienti e con altre attività commerciali di Arcadia e dei paesi vicini.

Tutto sembrava filare liscio fino a quando una persona che ha utilizzato una delle sue banconote fu arrestata e le indagini condussero la polizia nella piccola stazione di servizio dove fu scoperta la stanza segreta.

Il gestore fu ovviamente arrestato e la stazione di servizio venne chiusa per non riaprire mai più.

Oggi di quel posto non restano che poche mura in mattoni, con dei vasi di fiori che qualcuno ha messo in corrispondenza di quelle che un tempo erano le finestre.

Non si hanno molte informazioni se non che quel luogo dovrebbe risalire al periodo tra gli anni 10 e 20 del secolo scorso.

Neanche il nome è conosciuto, sul posto è presente una targa fatta a mano recante la scritta “Historical Building – RT 66”, ma per tutti quella è solo la “Old Route 66 Filling Station”.

Non è certo che tutto sia andato come racconta la leggenda; storia e leggenda si mescolano di frequente lungo la Route 66.

Ma che sia una storia vera o meno non è importante, anche una piccola stazione di servizio, ormai poco più che un cumulo di mattoni, ha qualcosa da raccontare, come tutto quello che si incontra lungo la US Highway 66.

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Al di la degli aspetti “tecnici”, come la macchina, i giorni, il periodo e così via, per affrontare un viaggio lungo la Route 66 è importante l’approccio.
Per apprezzare e lasciarsi coinvolgere dalla Mother Road durante un viaggio lungo il suo percorso è determinante il modo nel quale lo si affronta oltre, ovviamente, alla conoscenza di quello che si incontrerà.

La Route 66 non ha bellezze mozzafiato da mostrare; la Route 66 è come una signora non più giovanissima, neanche particolarmente attraente ma dal fascino irresistibile.

I viaggiatori della Route 66, a mio parere, si possono sostanzialmente dividere in due categorie:
il turista occasionale, attratto dagli scudetti sull’asfalto e dai colori di alcune cittadine e colui che si informa, legge ed inevitabilmente si appassiona alla Strada.

Della prima categoria fanno parte coloro che, presi dall’entusiasmo di fare un viaggio negli USA su una strada il cui nome è famoso in tutto il mondo, non si proccupano di conoscere cosa andranno ad incrociare lungo il percorso.
Il rischio di restare delusi è in questo caso abbastanza alto; sicuramente, una volta a casa, non resterà molto del viaggio se non quel senso di libertà attribuibile ai viaggi negli USA in generale ma che non è esclusiva prerogativa della Route 66.

Della seconda categoria, quelli che si informano, c’è da dire poco, se non il fatto che, secondo me, hanno interpretato nel modo corretto il viaggio in un mondo al quale ci si deve aprire per coglierne tutti quegli aspetti che lo rendono unico.

Questi sono alcuni suggerimenti, utili secondo me ad affrontare nel modo migliore un viaggio lungo la US Highway 66.

  1. La Strada è viva.
    La Route 66 non è un parco giochi (e speriamo non lo diventi mai).
    Non aspettatevi di vedere diners e paesi colorati ovunque.
    La Route 66 è piena di storia e la storia, come sappiamo, alla fine non è stata benevola.
    Si incontrano lungo il viaggio anche delle vere ghost towns, cittadine dalle quali la gente è stata costretta ad andar via dopo l’apertura delle interstates. Queste piccole comunità raccontano con forza cosa è stata la Route 66 nei suoi anni d’oro e cosa ha rappresentato la sua dismissione.
    Il loro fascino, nonostante la desolazione, è straordinario.
    Non scappate.
  2. Vivetela.
    Percorrere la Route 66 come strada di collegamento da “A” a “B”, solo per dire “ho percorso la Route 66” non è una gran cosa.
    La Route 66 non è più una strada di collegamento da oltre 30 anni, per questo ci sono le interstates.
    La Route 66 va vissuta non percorsa.
  3. Parlate con la gente.
    Percorrere la Route 66 senza interagire con le persone che vivono lungo la Strada è come viaggiare su un treno costantemente in galleria.
    Puoi scegliere il posto accanto al finestrino, arriverai sicuramente a destinazione ma non avrai visto niente.
    Fermatevi nei piccoli locali, entrate e parlate con la gente che è li da una vita e che sicuramente vi coinvolgerà in racconti che vi porteranno, con la fantasia, in un meraviglioso mondo dal quale non vorreste mai più tornare indietro.
    L’interazione con il popolo della Route 66 è uno degli aspetti più affascinanti del viaggio.
  4. Non lasciatela.
    È preferibile percorrere la Route 66 interamente evitando deviazioni.
    Ci si può calare meglio nell’atmosfera della Mother Road che altrimenti verrebbe “inquinata” da storie e luoghi completamente alieni alla Strada.
    Avete scelto di passare un po’ di tempo con un’anziana, affascinante signora che vi racconterà un sacco di bellissime storie, lasciarla per i parchi è come dirle di preferire alla sua compagnia, un’uscita con una giovane e bellissima ragazza.
    Almeno per una volta, credetemi, vale la pena non farlo.
  5. Informatevi.
    Conoscere qualcosa della storia della Route 66 aiuta ad apprezzare di più quello che si incontrerà durante il viaggio.
    Viaggiare solo per vivere il “senso di libertà”, può essere una scelta, ma c’entra poco con la Route 66 ed è qualcosa che si può fare ovunque, anche senza andare negli States.
  6. Un tuffo nel passato.
    Scegliete di pernottare nei motel storici, in questo modo il “tuffo nel passato” sarà completo.
    La Strada era attrezzata, e lo è ancora, per dare supporto ai viaggiatori.
    Ci sono diversi motels storici ancora operativi, sceglieteli non ve ne pentirete.
    Trascorrere la notte in queste strutture è terribilmente affascinante.
    Non aspettatevi tuttavia i confort degli hotel pluristellati, la Route 66 non ha niente a che fare con tutto questo, ma vivrete sicuramente un’esperienza unica, un meraviglioso salto indietro nel tempo che nessun hotel di lusso potrà mai regalarvi. Il fascino non si costruisce a tavolino.
  7. Usate il mezzo che volete.
    Non è il mezzo di locomozione che renderà indimenticabile un viaggio lungo la Route 66.
    La macchina, la moto, la bici sono solo un tramite attraverso il quale intraprendere il viaggio.
    Ci penseranno la Strada Madre ed il suo popolo a renderlo meraviglioso.
    Percorretela nel modo che vi è più congeniale.
  8. Scegliete la storia.
    Evitate, se potete, le moderne catene di negozi, quelle stesse catene che hanno contribuito ad uccidere la US Highway 66.
    Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio in un tempo nel quale le attività erano a conduzione familiare e molte di queste ci sono ancora.
    Se usufruite dei servizi di questi storici locali, oltre a contribuire a mantenere in vita un sogno, ne uscirete carichi di splendide sensazioni e consapevoli, ancora di più, di vivere un viaggio indimenticabile.
  9. La Route 66 è un museo a cielo aperto.
    I “monumenti” della Route 66 sono i vecchi locali, i muffler men, i motels, le vecchie cittadine a volte quasi del tutto abbandonate.
    Ma anche i resti di una vecchia costruzione o una scritta su un muro possono rappresentare una preziosa testimonianza da non perdere.
    Anche se tutto ciò, ad uno sguardo disattento, può sembrare banale, inutile, ha di certo contribuito a scrivere un prezioso capitolo di quello splendido libro che ci racconta la storia della US Highway 66.
    Un bel libro va sempre letto per intero, non saltate delle pagine solo perché pensate siano inutili.
    Nulla è inutile lungo la Route 66.
  10. La Route 66 non è per tutti.
    Se non siete attratti dalle vecchie storie, dalle vecchie stazioni di servizio, dalle atmosfere retrò, se pretendete da un motel storico gli stessi comfort di un lussuoso hotel di Las Vegas, lasciate stare, la Route 66 non fa per voi.
    In caso contrario, vivetela, è li che vi aspetta.
    Buon viaggio!

Route 66. Miss Lillian Redman

Pubblicato: novembre 11, 2017 in Route 66

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Gran parte dei motivi che tutt’ora rendono la Route 66 terribilmente affascinante sono da attribuire alla gente, al popolo della Route 66.
Ho avuto la fortuna di incontrare tante straordinarie persone durante i mie 3 viaggi lungo la Strada, che hanno contribuito ad accrescere la mia passione per questa vecchia striscia di asfalto.
Ci sono due donne che avrei tanto voluto incontrare, una è Lucille Hamons e l’altra è Lillian Redman.
L’11 Novembre del 1909 nacque Miss Lillian Redman, una donna che con il suo Blue Swallow Motel ha scritto un pezzo importante della storia di questa vecchia strada.
Questa è la preghiera che in ogni stanza era disponibile per coloro che sceglievano di fermarsi per la notte nella sua meravigliosa Rondine Blu.

“Benvenuto viaggiatore:
anticamente si recitava una preghiera “The stranger within our gates”.
Poiché questo è un motel al servizio delle persone, e non solamente un’attività commerciale, speriamo che Dio ti concederà pace e riposo mentre sarai sotto il nostro tetto.
Possano questa stanza e questo motel essere la tua seconda casa.
Possano coloro che ami esserti vicini nei pensieri e nei sogni.
Anche se non ci conosciamo, speriamo che ti senta a tuo agio e felice come se fossi a casa tua.
Possano gli affari che ti hanno portato qui essere fiorenti.
Possano ogni telefonata che farai ed ogni messaggio che riceverai accrescere la tua gioia.
Quando partirai, possa il tuo viaggio essere sicuro.
Noi siamo tutti dei viaggiatori. Dalla nascita fino alla morte viaggiamo tra le eternità.
Possano questi giorni essere piacevoli per te, vantaggiosi per la società, utili per coloro che incontrerai ed una gioia per coloro che conosci ed ami di più.”

Lillian Redman
(The Blue Swallow Motel, Tucumcari, New Mexico)

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Oggi la US Highway 66 compie 91 anni!

Luogo e data di nascita:
Springfield (Missouri), 30 Aprile 1926

Data di nascita ufficiale:
11 Novembre 1926

Nome di battesimo:
US66

Come avrebbero voluto chiamarmi:
US60, US62

I miei soprannomi:
The Main Street of America, The Great Diagonal Way, Will Rogers Highway ed anche Bloody 66. Ma per tutti io sono la sola ed unica Mother Road!

Stati che beneficiano del mio passaggio:
sono 8: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona, California

Città da cui parto:
Chicago (Illinois)

Città dove arrivo:
Inizialmente Los Angeles (California), successivamente hanno reclamato la mia presenza a Santa Monica (California)

Estensione del mio percorso:
E’ difficile da stabilire con certezza, sono molto irrequieta ed ho cambiato spesso percorso negli anni. Fidiamoci del Midpoint, 2.278 miglia (3.666 Km)

Caratteristiche:
Sinuosa, irrequieta, semplicemente irresistibile.

Età:
Non è educato chiedere l’età ad una signora, ma poiché ho accettato di dare la mia data di nascita, il calcolo è facile: oggi ne compio 91… e sono ben portati!

Auguri Mother Road!

Lo scorso Maggio ho percorso per la terza volta la US Highway 66; è stato il mio terzo viaggio nel tempo.
Ho scattato circa 3000 foto durante il viaggio, ne ho raccolte un po’ e ne ho fatto un video.
La Route 66 è come una piccola comunità lunga 4000Km, e nel fare questo video l’ho proprio immaginata così.

Clicca sulla foto per vedere il video.

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Il video del mio 3° viaggio nel tempo

 

 

 

 

Route 66. “Meet me on 66”

Pubblicato: ottobre 31, 2017 in Route 66

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Lungo la Route 66 il contatto con gli altri viaggiatori è molto frequente.

E’ l’elemento in più, l’aspetto che rende questo viaggio diverso da qualsiasi altro On the Road.

Si incrociano persone provenienti da ogni parte del mondo con le quali si condivide l’entusiasmo per quello che si è visto lungo quello splendido sentiero di asfalto e cemento.

La Strada ricambia sempre l’amore che riceve dai viaggiatori, è prodiga di sorprese ed una mattina di agosto del 2015, mentre percorrevo con mia moglie uno dei suoi tratti più belli, la Route 66 ha dato il meglio di se, come solo lei sa fare.

Ero in Oklahoma intento a fotografare la magnifica Ribbon Road ed accanto a me due bikers erano fermi per lo stesso motivo.

Iniziammo chiacchierare, a scambiarci pareri sulla Strada già percorsa e su quella ancora da affrontare.

Erano del Missouri e con le loro Harley stavano viaggiando, per la prima volta, su un pezzo di Route 66 fino in New Mexico; io ero al secondo viaggio.

Sapevano poco della Mother Road, nonostante non vivessero molto distanti dalla Strada, e rimasero sorpresi dalla mia passione per quella che per loro, fino a quel momento, era solo una strada piena di vecchie cose e “greasy restaurants”.

Dopo qualche minuto ci salutammo e proseguimmo ciascuno per la propria strada.

Nel tardo pomeriggio ci fermammo al Tally’s Cafè di Tulsa per uno spuntino; le giornate sono sempre molto lunghe sulla Mother Road e spesso l’entusiasmo ti fa saltare il pranzo.

Ordinammo 2 sandwiches, ma dopo un po’ la cameriera tornò da noi con due enormi coppe gelato.
Le feci notare di non averle ordinate ed a quel punto lei indicò un tavolo con due persone una delle quali si stava sbracciando per salutarmi.

All’inizio non lo riconobbi, poi mi resi conto che era Brian, uno dei due motociclisti che avevo incontrato la mattina, quello con cui avevo parlato di più.
Vedendoci entrare nel locale pensò di farci una sorpresa offrendoci un gelato.

Ed in effetti fu una bellissima sorpresa.

Scambiammo ancora 4 chiacchiere, ci scattammo una foto insieme e ci salutammo di nuovo.

Dopo 3 giorni lo incontrammo ancora, casualmente, davanti al Blue Swallow, mentre cercava, invano, una stanza nel meraviglioso motel di Tucumcari.

Fu un nuovo divertente incontro.

Era sera e stavamo rientrando in camera mentre lui usciva dalla lobby del motel; scoppiammo a ridere appena ci siamo riconosciuti.

Sembrava come se la Strada volesse a tutti i costi far nascere una nuova amicizia lungo il suo percorso.

Passammo la serata a passeggiare lungo il tratto di Route 66 che taglia Tucumcari, mi mostrò la sua Harley descrivendomi gli adesivi che la ornavano, molti dei quali erano della compagnia dei vigili del fuoco a cui apparteneva.

Al termine della serata ci salutammo non prima di esserci scambiati gli indirizzi mail.

Non ci saremmo più incontrati durante quel viaggio perché il giorno dopo sarebbe tornato a casa, in Missouri.

Da allora abbiamo iniziato a scriverci, mi racconta dei suoi viaggi con la famiglia lungo la Mother Road, dei colori dell’inverno, del candore della neve intorno a quella striscia d’asfalto.

Nel 2016, sempre ad Agosto, ho percorso ancora la Route 66 e ci siamo dati appuntamento a Tucumcari, sempre davanti al Blue Swallow Motel.

Abbiamo cenato insieme al Del’s Restaurant, un locale storico di Tucumcari, insieme a sua madre ed alla figlia piccola.

Ci fu un simpatico episodio quella sera.

La mamma, una dolcissima signora, gli sussurrò di chiedermi come mai io che venivo dall’Italia, conoscessi la Route 66 e me ne fossi appassionato.
Era stupita che uno straniero potesse avere una passione per lei così singolare.

Ci salutammo dandoci appuntamento a quest’anno (2017) a maggio, sempre lungo la Route 66, ma purtroppo le date del mio viaggio non combaciavano con i suoi giorni di ferie.

Ma ci si incontrerà ancora lungo la vecchia Strada che, nel frattempo, ha iniziato inaspettatamente ad appassionarlo; mi ha infatti confidato la sua intenzione di aprire un’attività lungo la Route 66 insieme ad un suo amico.
Alla fine il mio entusiasmo per qualcosa che tutto sommato apparterrebbe più a lui che a me, lo ha contagiato.

Quel “vecchio sentiero d’asfalto” trasuda passione, coinvolge e sorprende.

A Brian ha regalato la consapevolezza di vivere accanto ad un pezzo importante della storia del suo paese ed a me una bella amicizia.

E’ questa la magia della US Highway 66.

 

Route 66 2017 – Il fotolibro

Pubblicato: ottobre 1, 2017 in Route 66

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Il fotolibro della Route 66 è come un rituale.

E’ un modo per non rischiare di perdere le foto ma, soprattutto, è un’occasione per viaggiare di nuovo standosene seduti davanti al computer e sfogliandolo una volta stampato.

Dopo 3 viaggi lungo la Route 66 non è stato semplice scegliere delle foto che non abbia già utilizzato in precedenza, ma qualcosa di diverso lungo la Strada c’è sempre.

Ecco il fotolibro

 

Route 66. Il Munger Moss Motel

Pubblicato: agosto 31, 2017 in Route 66

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La Route 66 è un continuo susseguirsi di tracce che dal passato arrivano ai giorni nostri conservando un fascino per niente scalfito dall’inesorabile scorrere del tempo.

Le insegne al neon, emblema principe degli anni d’oro della US Highway 66, sono in gran parte ancora li, pronte ad illuminare i sogni dei viaggiatori accompagnandone il cammino lungo quella gloriosa striscia di asfalto e cemento.

Tutte le attività commerciali ne facevano uso.

Diners, stazioni di servizio, motels, cercavano di catturare la fantasia dei viaggiatori attraverso la scintillante diffusione dei loro slogan ingenui ed accattivanti.
Sono ancora tanti i vecchi motels che attraverso i loro neon proiettano il viaggiatore indietro nel tempo, un tempo dal quale non sarà facile separarsi.

Il Blue Swallow Motel di Tucumcari o il Wagon Wheel Motel di Cuba mostrano con orgoglio la propria insegna intrisa di quella semplicità tipica di un tempo lontano anni luce dal consumismo attuale.

Tra i neon più belli c’è senza dubbio quello di uno dei motel piu conosciuti ed affascinanti di tutto il percorso della Strada Madre:
il Munger Moss Motel di Lebanon in Missouri.

Nato alla fine degli anni 20 come Sandwich Shop, il locale era situato accanto al Devil’s Elbow Bridge, sempre in Missouri, nel luogo oggi occupato dall’Elbow Inn Bar e BBQ.
La sua denominazione, assunta qualche anno dopo l’apertura, deriva dall’unione dei cognomi dei coniugi che lo gestivano: Nelle Munger ed Emmett Moss.
La realizzazione negli anni 40 del tratto a 4 corsie della US Highway 66, poco più ad ovest del tortuoso “gomito del diavolo”, minò seriamente la sopravvivenza del locale che nel frattempo aveva anche cambiato proprietà.

Jessie e Pete Hudson, i nuovi proprietari del Munger Moss Sandwich Shop, si videro costretti a chiudere il locale al Devil’s Elbow con l’intenzione di aprirne un altro, con lo stesso nome, in zone più redditizie.

Acquistarono un ristorante ed una service station a Lebanon accanto alle quali, poco alla volta, costruirono delle camere.

Stava prendendo forma quello che nel tempo sarebbe diventato una delle icone della US Highway 66: il Munger Moss Motel.

Gli Hudson hanno gestito il Munger Moss fino al 1971, quando una famiglia di agricoltori dell’Iowa, alla ricerca di un motel da gestire in zone dal clima più temperato rispetto a quello del paese di provenienza, incrociarono la loro proprietà e dopo una breve trattativa l’acquistarono.

Ramona e Bob Lehman da oltre 40 anni, con amore e dedizione, gestiscono uno dei più bei pezzi di storia della Route 66.

L’intera famiglia si è sempre dedicata alla gestione del motel, perfino i più piccoli fornivano il loro contributo rifacendo i letti e sistemando le stanze.

Il motel, come tante attività lungo la Mother Road, ha subito diversi scossoni conseguenti alla dismissione della US 66; a momenti di seria difficoltà si sono fortunatamente succeduti momenti di prosperità dovuti al rinnovato interesse intorno alla Strada Madre.

Pete Hudson, il precedente proprietario del motel, era solito ripetere a Ramona “Il Munger Moss ce l’ha sempre fatta e sempre ce la farà”; queste parole hanno sempre assunto un potere speciale nei pensieri di Ramona ogni volta che le difficoltà sembravano dovessero prendere il sopravvento.

Ed in effetti il Munger Moss ce l’ha sempre fatta.

Il Munger Moss è ancora oggi uno dei punti fermi di un viaggio lungo la Route 66,  la “Home away from home”  per ogni viaggiatore.

Il verde dei campi circostanti,  la Strada che sparisce all’orizzonte e la stupenda insegna del motel riempiono gli occhi ed il cuore di poesia.

Vedere Mrs. Ramona interagire con i clienti è allo stesso tempo straordinario e commovente.  Qualcosa che ci fa dubitare di essere realmente negli anni 2000.

Il suo saluto prima di partire, le raccomandazioni a prestare attenzione durante il viaggio e l’abbraccio finale sono stati attimi di pura poesia che mi hanno visto coinvolto lo scorso maggio (2017).

Qualcosa di inusuale in tempi in cui il consumismo ha disintegrato i rapporti umani.

Ma questo è il popolo della Route 66, un meraviglioso insieme di cordialità, simpatia ed attenzioni.
E questo è il Munger Moss Motel, un luogo splendido dove vivere in pieno lo spirito degli anni d’oro della Mother Road.
E tutto questo contribuisce a rendere la US Highway 66, molto, molto di più di una semplice striscia di asfalto e cemento.

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Route 66. Un viaggio nel tempo

Pubblicato: agosto 10, 2017 in Route 66

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Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio diverso da qualsiasi altro “on the road”.
Un viaggio lungo la Route 66 è fondamentalmente un viaggio nel tempo.

E qualcosa di quel tempo, di quando la Route 66 era la “Main Street of America”, bisogna conoscerlo, altrimenti tutto ciò che si incontra lungo la Strada non lo si capisce, lo si sottovaluta o, peggio, lo si denigra.

La Route 66 non è un canyon, non è la Monument Valley, non ti lascia a bocca aperta quando incontri una delle sue pur bellissime icone.
La Route 66 è affascinante, un fascino che deriva dall’infinità di storie che ha da raccontare.

Una vecchia automobile arrugginita, un muffler man, una vecchia stazione di servizio, possono non trasmettere nulla se non se ne conosce almeno un po’ la storia.
E’ la conoscenza di ciò che si nasconde dietro ogni cosa che si incontra durante il viaggio la chiave di accesso a quello straordinario microcosmo che è la US highway 66.

La Lucille’s Service Station, ad esempio, è una delle tante stazioni di servizio che si incontrano lungo la Strada.
Ce ne sono di infinitamente più belle con le quali non può reggere il confronto.

Ma questa è stata la stazione di servizio di Lucille Hamons, la “Mother of the Mother Road”, una donna con una storia bellissima alle spalle, una storia fatta di amore ed altruismo.
Una storia che le ha fatto guadagnare quel meraviglioso nickname.

Oppure il vecchio scuolabus parcheggiato dietro al “Route 66 Hall of Fame Museum” di Pontiac in Illinois, la cui particolare forma può incuriosire ma nulla più.

Probabilmente il più famoso murales proprio dietro quel vecchio ed improbabile mezzo di trasporto può attirare maggiormente l’attenzione del turista.

Ma quel vecchio scuolabus è stata la casa di Bob Waldmire, una delle figure più amate dal popolo della Route 66, un’artista la cui storia, legata indissolubilmente alla Mother Road, affascina e commuove.

Entrare all’interno dello scuolabus o toccare le pareti della stazione di servizio di Lucille, è come entrare in contatto con loro.

Sono l’eredità che hanno lasciato ai viaggiatori di questa meravigliosa striscia di asfalto e cemento; messaggi di libertà ed altruismo che, se non si conosce la loro storia, non potranno mai essere compresi.

Se conosci le storie entri in simbiosi con tutto ciò che incontri lungo la Strada.
Oggetti inanimati, anche banali, prendono vita, diventano parte di te, ti permeano e si impossessano del tuo cuore.

Se queste storie le ignori, posti come quello di Lucille appaiono solo come delle vecchie ed anonime costruzioni in legno.

Sorgente: Route 66 2017. Il mio 3° viaggio nel tempo