Route 66. Il Munger Moss Motel

Pubblicato: agosto 31, 2017 in Route 66

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La Route 66 è un continuo susseguirsi di tracce che dal passato arrivano ai giorni nostri conservando un fascino per niente scalfito dall’inesorabile scorrere del tempo.

Le insegne al neon, emblema principe degli anni d’oro della US Highway 66, sono in gran parte ancora li, pronte ad illuminare i sogni dei viaggiatori accompagnandone il cammino lungo quella gloriosa striscia di asfalto e cemento.

Tutte le attività commerciali ne facevano uso.

Diners, stazioni di servizio, motels, cercavano di catturare la fantasia dei viaggiatori attraverso la scintillante diffusione dei loro slogan ingenui ed accattivanti.
Sono ancora tanti i vecchi motels che attraverso i loro neon proiettano il viaggiatore indietro nel tempo, un tempo dal quale non sarà facile separarsi.

Il Blue Swallow Motel di Tucumcari o il Wagon Wheel Motel di Cuba mostrano con orgoglio la propria insegna intrisa di quella semplicità tipica di un tempo lontano anni luce dal consumismo attuale.

Tra i neon più belli c’è senza dubbio quello di uno dei motel piu conosciuti ed affascinanti di tutto il percorso della Strada Madre:
il Munger Moss Motel di Lebanon in Missouri.

Nato alla fine degli anni 20 come Sandwich Shop, il locale era situato accanto al Devil’s Elbow Bridge, sempre in Missouri, nel luogo oggi occupato dall’Elbow Inn Bar e BBQ.
La sua denominazione, assunta qualche anno dopo l’apertura, deriva dall’unione dei cognomi dei coniugi che lo gestivano: Nelle Munger ed Emmett Moss.
La realizzazione negli anni 40 del tratto a 4 corsie della US Highway 66, poco più ad ovest del tortuoso “gomito del diavolo”, minò seriamente la sopravvivenza del locale che nel frattempo aveva anche cambiato proprietà.

Jessie e Pete Hudson, i nuovi proprietari del Munger Moss Sandwich Shop, si videro costretti a chiudere il locale al Devil’s Elbow con l’intenzione di aprirne un altro, con lo stesso nome, in zone più redditizie.

Acquistarono un ristorante ed una service station a Lebanon accanto alle quali, poco alla volta, costruirono delle camere.

Stava prendendo forma quello che nel tempo sarebbe diventato una delle icone della US Highway 66: il Munger Moss Motel.

Gli Hudson hanno gestito il Munger Moss fino al 1971, quando una famiglia di agricoltori dell’Iowa, alla ricerca di un motel da gestire in zone dal clima più temperato rispetto a quello del paese di provenienza, incrociarono la loro proprietà e dopo una breve trattativa l’acquistarono.

Ramona e Bob Lehman da oltre 40 anni, con amore e dedizione, gestiscono uno dei più bei pezzi di storia della Route 66.

L’intera famiglia si è sempre dedicata alla gestione del motel, perfino i più piccoli fornivano il loro contributo rifacendo i letti e sistemando le stanze.

Il motel, come tante attività lungo la Mother Road, ha subito diversi scossoni conseguenti alla dismissione della US 66; a momenti di seria difficoltà si sono fortunatamente succeduti momenti di prosperità dovuti al rinnovato interesse intorno alla Strada Madre.

Pete Hudson, il precedente proprietario del motel, era solito ripetere a Ramona “Il Munger Moss ce l’ha sempre fatta e sempre ce la farà”; queste parole hanno sempre assunto un potere speciale nei pensieri di Ramona ogni volta che le difficoltà sembravano dovessero prendere il sopravvento.

Ed in effetti il Munger Moss ce l’ha sempre fatta.

Il Munger Moss è ancora oggi uno dei punti fermi di un viaggio lungo la Route 66,  la “Home away from home”  per ogni viaggiatore.

Il verde dei campi circostanti,  la Strada che sparisce all’orizzonte e la stupenda insegna del motel riempiono gli occhi ed il cuore di poesia.

Vedere Mrs. Ramona interagire con i clienti è allo stesso tempo straordinario e commovente.  Qualcosa che ci fa dubitare di essere realmente negli anni 2000.

Il suo saluto prima di partire, le raccomandazioni a prestare attenzione durante il viaggio e l’abbraccio finale sono stati attimi di pura poesia che mi hanno visto coinvolto lo scorso maggio (2017).

Qualcosa di inusuale in tempi in cui il consumismo ha disintegrato i rapporti umani.

Ma questo è il popolo della Route 66, un meraviglioso insieme di cordialità, simpatia ed attenzioni.
E questo è il Munger Moss Motel, un luogo splendido dove vivere in pieno lo spirito degli anni d’oro della Mother Road.
E tutto questo contribuisce a rendere la US Highway 66, molto, molto di più di una semplice striscia di asfalto e cemento.

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Route 66. Un viaggio nel tempo

Pubblicato: agosto 10, 2017 in Route 66

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Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio diverso da qualsiasi altro “on the road”.
Un viaggio lungo la Route 66 è fondamentalmente un viaggio nel tempo.

E qualcosa di quel tempo, di quando la Route 66 era la “Main Street of America”, bisogna conoscerlo, altrimenti tutto ciò che si incontra lungo la Strada non lo si capisce, lo si sottovaluta o, peggio, lo si denigra.

La Route 66 non è un canyon, non è la Monument Valley, non ti lascia a bocca aperta quando incontri una delle sue pur bellissime icone.
La Route 66 è affascinante, un fascino che deriva dall’infinità di storie che ha da raccontare.

Una vecchia automobile arrugginita, un muffler man, una vecchia stazione di servizio, possono non trasmettere nulla se non se ne conosce almeno un po’ la storia.
E’ la conoscenza di ciò che si nasconde dietro ogni cosa che si incontra durante il viaggio la chiave di accesso a quello straordinario microcosmo che è la US highway 66.

La Lucille’s Service Station, ad esempio, è una delle tante stazioni di servizio che si incontrano lungo la Strada.
Ce ne sono di infinitamente più belle con le quali non può reggere il confronto.

Ma questa è stata la stazione di servizio di Lucille Hamons, la “Mother of the Mother Road”, una donna con una storia bellissima alle spalle, una storia fatta di amore ed altruismo.
Una storia che le ha fatto guadagnare quel meraviglioso nickname.

Oppure il vecchio scuolabus parcheggiato dietro al “Route 66 Hall of Fame Museum” di Pontiac in Illinois, la cui particolare forma può incuriosire ma nulla più.

Probabilmente il più famoso murales proprio dietro quel vecchio ed improbabile mezzo di trasporto può attirare maggiormente l’attenzione del turista.

Ma quel vecchio scuolabus è stata la casa di Bob Waldmire, una delle figure più amate dal popolo della Route 66, un’artista la cui storia, legata indissolubilmente alla Mother Road, affascina e commuove.

Entrare all’interno dello scuolabus o toccare le pareti della stazione di servizio di Lucille, è come entrare in contatto con loro.

Sono l’eredità che hanno lasciato ai viaggiatori di questa meravigliosa striscia di asfalto e cemento; messaggi di libertà ed altruismo che, se non si conosce la loro storia, non potranno mai essere compresi.

Se conosci le storie entri in simbiosi con tutto ciò che incontri lungo la Strada.
Oggetti inanimati, anche banali, prendono vita, diventano parte di te, ti permeano e si impossessano del tuo cuore.

Se queste storie le ignori, posti come quello di Lucille appaiono solo come delle vecchie ed anonime costruzioni in legno.

Sorgente: Route 66 2017. Il mio 3° viaggio nel tempo

Route 66 2017. Los Angeles – Roma

Pubblicato: agosto 8, 2017 in Route 66

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Data 17 Maggio 2017
Partenza Los Angeles (California)
Arrivo Roma
Km percorsi 77,2
Motel
Costo motel

 

Il giorno del rientro la nostalgia è forte, la stessa di cui è permeata tutta la Route 66.

Non si fa mai gran che il giorno della partenza, se non la sistemazione della valigia e dei ricordi.

Ricordi che cominciano a prendere corpo materializzandosi nei sorrisi e negli abbracci degli amici lungo la Strada.

L’appuntamento ad un prossimo futuro, la convinzione che la Route 66 accorci le distanze e che ci si possa rivedere di sicuro al primo evento in programma sulla Strada.

Ma in fondo è così.

Ero convinto che la Route 66 fosse un piccolo paese lungo 4000 km, probabilmente è un po’ più grande, arriva fino al cuore di chi l’ha percorsa almeno una volta.

Ovunque esso sia.

 

 

Route 66 2017. Los Angeles

Pubblicato: agosto 7, 2017 in Route 66

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Data 16 Maggio 2017
Partenza Los Angeles (California)
Arrivo Los Angeles (California)
Km percorsi 82,1
Motel Rodeway Inn Hollywood
Costo motel 227,98$ (2 notti)

 

E’ sempre una sensazione strana girare per Los Angeles il giorno dopo la fine di un viaggio lungo la Route 66.

C’è stanchezza, c’è nostalgia e ci sono i pensieri confusi di quello che è stato.

L’abitudine ad alzarsi presto, chiudere la valigia e ripartire ti contagia e la giornata a LA è sempre qualcosa che stride col resto del viaggio.

Era tutto molto ovattato quella mattina, mi mancavano le splendide persone incontrate e mi mancavano quei posti che adoro.

Sono tornato da Ian al 66-TO-CALI, per scambiare ancora quattro chiacchiere sulla Mother Road con una gran bella persona ed un profondo conoscitore della Strada.

E poi un giro a Venice, a Hollywood, una salita sulla Mulholland Drive.

Ed intanto pensavo alla prossima volta.

Ho percorso la Route 66 ad Agosto, a Settembre e questa volta a Maggio; mi è stato suggerito Ottobre come un bel mese per percorrere la Mother Road e probabilmente seguirò il consiglio.

L’”End of the Trail” è sempre un momento carico di malinconia, ed anche questa volta è stato così.

 

 

Route 66 2017. Barstow – Santa Monica

Pubblicato: luglio 30, 2017 in Route 66

 

Data 15 Maggio 2017
Partenza Barstow (California)
Arrivo Santa Monica (California)
Km percorsi 320,3
Motel Rodeway Inn Hollywood
Costo motel 227,98$ (2 notti)

 

La mattina è cominciata con una classica colazione da Denny’s a Barstow, prima di riprendere il viaggio verso Los Angeles.

Era l’ultima tappa e la nostalgia cominciava a prendere il sopravvento.

La concentrazione quindi era tutta per questo tratto finale e per le emozioni che mi avrebbe regalato; un ottimo modo per non pensare che il viaggio stava per finire.

Eh si, anche se conoscevo bene quei posti ero certo che le emozioni, come sempre, sarebbero state tante.

Il Bottle Tree Ranch ed un nuovo incontro con Elmer, la strada che offre a tratti degli scorci splendidi con i suoi affascinanti saliscendi, e poi l’incontro divertente con Delvin del California Route 66 Museum di Victorville.

Un incontro inatteso e bellissimo.

E poi ancora il Cajon Pass finalmente riaperto dopo anni di lavori che costringevano noi viaggiatori a irritanti deviazioni verso la I15 e la I215 per poi uscire di nuovo sulla Route 66 e proseguire verso San Bernardino.

Ed infine, dopo un interminabile Foothill Blvd, sono arrivato a Santa Monica.

Li ad aspettarmi c’era Ian del 66-TO-CALI, il chiosco ufficiale della Route 66 Association California.

Era in piedi in mezzo al pontile ad aspettarmi ed è stato piacevole vederlo.

Dopo una lunga chiacchierata sulla Route 66, sui posti meravigliosi che offre, sulle comuni amicizie, ci facciamo la foto di rito, ritiro il mio terzo attestato di percorrenza e via verso una pizza a “Trastevere”, una pizzeria di Santa Monica.

Il viaggio sulla Route 66, il mio terzo, era terminato.

Sono un inguaribile romantico, la nostalgia fa parte di me e quando si tratta della Route 66 è totalizzante.

Non riesco a non pensare alla prossima volta.

Questa volta il viaggio è stato ancora più bello e coinvolgente degli altri 2, per la conoscenza dei posti, per lo splendido clima primaverile, ma soprattutto per la bellissima gente che ho incontrato.

Le amicizie crescono lungo la Route 66, come la mia voglia di tornarci quanto prima.

Ho dato appuntamento a tutti ad ottobre 2018, cercherò di rispettare l’impegno.

I got my third kick on Route 66.

Attrazione
Città
Stato
Elmer’s Bottle Tree Ranch Oro Grande California
Emma Jean’s Holland Burger Cafe Victorville California
California Route 66 Museum Victorville California
Doppio scudetto Route 66 bianco e nero Cajon Blvd California
McDonald’s Museum San Bernardino California
Wigwam Motel San Bernardino/Rialto California
Bono’s Historic Orange Fontana California
Cucamonga Service Station Rancho Cucamonga California
Monrovia Old Gas Station Monrovia California
End of the Trail originario Los Angeles California
End of the Trail (Incrocio Olympic Blvd e Lincoln Blvd) Santa Monica California
U.S. Route 66 Western Terminus (Will Rogers Plaque) Santa Monica California
66-To-Cali Santa Monica California
End of the trail Route 66 (Santa Monica Pier) Santa Monica California
Route 66 last stop shop Santa Monica California

Route 66 2017. Kingman – Barstow

Pubblicato: luglio 19, 2017 in Route 66

 

Data 14 Maggio 2017
Partenza Kingman (Arizona)
Arrivo Barstow (California)
Km percorsi 442,6
Motel Route 66 Motel
Costo motel 56.19$

 

 

Adoro il capitolo 12 di “Furore”, lo splendido romanzo di John Steinbeck.

Descrive in maniera sublime e straordinariamente evocativa uno dei tratti più impervi e temuti della Route 66, quello del deserto del Mojave.

Dopo un’ottima colazione al Mr. D’z e due passi nella sempre affascinante Kingman, sono ripartito verso ovest.

E’ un tratto di strada bellissimo quello che si percorre da Kingman al confine con la California.

Un tratto che negli anni del pionierismo automobilistico veniva chiamato con terrore “Bloody 66”.

Erano frequenti gli incidenti lungo quel tratto al punto che molti  viaggiatori sceglievano di avvalersi di piloti esperti per percorrerlo.

Da Kingman si comincia a salire verso il Sitgreaves Pass, passando per la bellissima Cool Springs dove una tappa per qualche foto è sempre d’obbligo.

E poi ancora su, tra i tornanti della Bloody 66 fino al passo, dove comincia la discesa.

Rottami di automobili giù per la scarpata erano un monito a non distrarsi ed a mantenere alta l’attenzione alla guida.

Ed allora, come sempre, ci si ferma per catturare con la fotocamera le bellissime forme sinuose della Mother Road, prima di arrivare ad Oatman.

Proseguendo verso ovest, attraversata Topock, si giunge al confine con la California, marcato dal Colorado River, al di la del quale c’è Needles, una delle città più calde di questo tratto.

Le Alphabet Towns affioravano ai bordi della strada ricordandoci che un tempo erano li a dare supporto ai viaggiatori, anche se si fa fatica ad immaginarle diversamente, immerse, come sono, in quei luoghi estremi.

La temperatura non era esageratamente elevata, 35°C circa, nulla in confronto con i 45 incontrati l’anno scorso ad Agosto.

Ma il caldo di questa zona, per noi viaggiatori appassionati, non è mai stato un problema.

E’ la mia terza volta qui, ma l’entusiasmo è lo stesso del primo viaggio.

Entusiasmo che cresce ancora quando vedo affiorare l’insegna di uno dei posti della Mother Road che amo di più: il Roy’s Cafè.

L’insegna si scorge in lontananza fin dai “Guardian Lions of Route 66” e vederla avvicinare è sempre emozionante.

Questa volta ho indugiato ancora più che in passato, fotografando il Cafè in modi inusuali.

Le stanze del vecchio motel erano aperte e da li si potevano catturare immagini straordinarie di una delle insegne più fotografate della Mother Road.

L’ufficio postale, la vecchia scuola e la stazione di servizio completano il giro intorno a quel posto sinistro ma affascinante.

Ancora uno stop all’Amboy Crater e poi via verso il Bagdad Cafè, un altro dei luoghi imperdibili di questo tratto della Route 66.

C’era un vento fortissimo a mitigare le alte temperature, era così forte che spesso si alzavano nuvole di polvere.

C’era molta gente quel giorno al Bagdad Cafè, viaggiatori intenti a confrontare il locale vero con quello visto nel film.

Una tappa a Ludlow e poi via verso Barstow, attraverso un tratto della vecchia Highway davvero malmesso.

Ma è bello percorrere la leggenda, in qualsiasi condizione sia.

Dopo una cena al Peggy Sue di Yermo, si è chiusa un’altra splendida giornata passata lungo la Mother Road.

Ero in California, ed avevo ancora una volta percorso uno dei tratti più belli della Route 66, quello del “deserto terribile”.

“La California è proprio di la dal fiume, con una graziosa cittadina per cominciare. Needles, sul fiume. Ma il fiume non è di casa in questa zona. Da Needles si sale e si scavalca una cima riarsa, e dall’altra parte c’è il deserto. E la 66 attraversa il deserto terribile, dove la distanza pulsa e il centro dell’orizzonte è tarpato dall’incombere di montagne cupe.”
John Steinbeck, “Furore”

Attrazione
Città
Stato
Running Hare Kingman ARIZONA
Hotel Beale Kingman ARIZONA
Cool Springs Station Museum Cool Springs ARIZONA
Ed’s Camp Golden Valley ARIZONA
Oatman Hotel Oatman ARIZONA
Needles Railroad Borax Wagon Needles CALIFORNIA
Guardian Lions of Route 66 Chambless – Amboy CALIFORNIA
Roy’s Motel and Cafe Amboy CALIFORNIA
Ludlow Cafe Ludlow CALIFORNIA
Whiting Brothers Gas Station Newberry Springs CALIFORNIA
Bagdad Cafe Newberry Springs CALIFORNIA
Henning Motel Newberry Springs CALIFORNIA
Route 66 Motel Barstow CALIFORNIA
Peggy Sue Diner Yermo CALIFORNIA

Route 66 2017. Holbrook – Kingman

Pubblicato: luglio 10, 2017 in Route 66

 

Data 13 Maggio 2017
Partenza Holbrook (Arizona)
Arrivo Kingman (Arizona)
Km percorsi 428,1
Motel El Trovatore
Costo motel 84.95$

 

L’alba è sempre un richiamo irresistibile quando sono in viaggio lungo la Route 66.

Anche a Holbrook, così come a Lebanon ed a Tucumcari, la giornata è cominciata molto presto: una passeggiata lungo la Main Street cercando di catturare con la mia fotocamera il risveglio della piccola comunità.

Una (come sempre) ottima colazione al Globetrotter Lodge, due chiacchiere con il gestore e poi via verso ovest.

La giornata si annunciava emozionante ed alla fine le aspettative non sono andate deluse.

La Route 66 nel tratto fino ad Ash Fork è abbastanza frammentata; si esce spesso dalla I40 per visitare le icone che comunque anche in questa zona non mancano.

Il Jackrabbit Trading Post, il 2 Guns Trading Post ed altro ancora.

E poi lo splendido tratto sterrato di Parks; in mezzo ad una bellissima pineta la Route 66 da una inconsueta ed ammaliante immagine di se.

Una sosta a Williams, una piacevole fermata allo Zettler’s di Ashfork, dove il simpatico gestore ci ha ripreso con la telecamera per un breve divertente video (https://www.youtube.com/watch?v=Tig9NLDE4Q8) e poi via verso Seligman, dove, alla fine, sono riuscito ad incontrare ancora una volta la leggenda vivente della Route 66: Angel Valadez Delgadillo, the Guardian Angel of Route 66.

E’ sempre un’esperienza speciale incontrarlo; ha appena compiuto 90 anni ma a vederlo arrivare, come di consueto, in bicicletta non si direbbe affatto.

E poi via verso Truxton, l’Hackberry General Store e poi infine Kingman, dove ho trascorso una splendida serata in compagnia dello scrittore Jim Hinckley, una persona speciale oltre che un incredibile fonte di informazioni per tutto ciò che riguarda la Mother Road.

Ascoltare Jim parlare della Route 66 è davvero un’esperienza unica.

La giornata si è conclusa al motel El Trovatore, esattamente come 9 mesi prima.

E’ stata senza alcun dubbio una delle più belle giornate di questa nuova avventura lungo la US Highway 66.

 

Attrazione
Città
Stato
Geronimo Trading Post Joseph City ARIZONA
Jack Rabbit Trading Post Joseph City ARIZONA
Standin’ On The Corner Park Winslow ARIZONA
Two Guns Trading Post Winslow ARIZONA
Twin Arrows Trading Post Flagstaff ARIZONA
Walnut Bridge Winona ARIZONA
Museum Club Flagstaff ARIZONA
Miz Zip’s Flagstaff ARIZONA
Galaxy Diner Flagstaff ARIZONA
Parks In the Pines General Store Deli & Cafe Parks ARIZONA
Cruiser’s Route 66 Cafe Williams ARIZONA
Pete’s Gas Station Williams ARIZONA
Zettlers Route 66 Store Ash Fork ARIZONA
Delgadillo’s Snow Cap Seligman ARIZONA
Delgadillo’s Route 66 Gift Shop Seligman ARIZONA
Frontier Motel & Cafe Truxton ARIZONA
Truxton Gas Station Truxton ARIZONA
Valentine Gas Station Valentine ARIZONA
Hackberry General Store Hackberry ARIZONA
Giganticus Headicus Antares ARIZONA
El Trovatore Motel Kingman ARIZONA
Mr D’z Route 66 Diner Kingman ARIZONA

Route 66. Doveva chiamarsi 60…

Pubblicato: luglio 3, 2017 in Route 66

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Il Joint Board, l’organismo che sovraintendeva alla definizione delle regole ed all’individuazione dei percorsi delle nuove Numbered Highways, aveva inizialmente attribuito alla “Chicago – Los Angeles” la denominazione 60.

Una delle regole del Board stabiliva che alle nuove highways dovevano essere assegnati dei numeri e che questi, a seconda se pari o dispari, dovevano identificare quelle che andavano da nord a sud e quelle che andavano da est ad ovest.

Le Nord/Sud dovevano assumere numerazione dispari e le Est/Ovest numerazione pari.

Le Nord/Sud più importanti, quelle che attraversavano il paese, dovevano terminare per 1; le Nord/Sud importanti, ma non propriamente “Transcontinental Routes”, dovevano terminare con il numero 5.

Le Highways Est/Ovest, invece, assumevano numerazione pari e le Transcontinental Routes dovevano terminare con il numero 0.

Alla “Chicago – Los Angeles”, in quanto strada ad elevata percorrenza, anche se non propriamente una Transcontinental Route, si assegnò un numero che terminava per zero, il 60 appunto.

Il Board aveva perfino chiuso un occhio di fronte alla evidente contravvenzione di una regola fondamentale delle nuove Numbered Highways, quella di evitare gli incroci tra le highways stesse.

Eh si, perché la futura US 60 avrebbe corso parallelamente alle altre solo nel tratto sud ovest, da Oklahoma City in avanti.

Prima di quel tratto, infatti, partendo da Chicago, era più una “Nord/Sud” che una “Est/Ovest” e quindi gli incroci c’erano.

L’accettazione di questa irregolarità suscitava dei dubbi.

Il Board era composto da diversi sottogruppi ed uno di questi, quello che doveva assegnare i nomi alle nuove highways, era composto da 3 membri su 5 che rappresentavano gli stati attraversati da quella strada:

Piepmeier (Missouri),  Sheets (Illinois) e Avery (Oklahoma).

Il sospetto che questi delegati non fossero del tutto disinteressati, e quindi tutt’altro che super partes, era forte.

In realtà questo gruppo di persone era fortemente interessato alla realizzazione di questa strada e riteneva come fatto dovuto l’assegnazione di un numero che la rendesse importante.

Tutto sarebbe filato liscio se non fosse stato per il governatore dello stato del Kentucky.

Accorgendosi di quella irregolarità ne pretese la correzione, anche perché il suo paese non sarebbe stato attraversato da nessuna strada che terminava per zero, nessuna highway di importanza nazionale.

Il governatore, inoltre, ce l’aveva con Chicago, che dalla mappa uscita fuori dai lavori, faceva la parte del leone.

Erano davvero troppe le highways che passavano per Chicago.

Il governatore del Kentucky minacciò di lasciare il Board e di raccogliere adesioni tra i rappresentanti degli altri stati per la sua campagna contro l’apparente isolamento del Kentucky e di quella zona e contro il trattamento di favore che veniva riservato a Chicago.

In questa sua battaglia prese di mira la “Chicago – Los Angeles”: la US 60.

Per logica, seguendo le regole che il Board stesso aveva emanato, doveva essere una strada che attraversava il Kentucky a chiamarsi 60 e non una strada che quelle regole non le rispettava affatto; il 60, secondo lui, andava assegnato alla strada che, in una fase iniziale, avrebbe collegato Newport News in Virginia a Springfield in Missouri, una strada che attraversava, appunto, il Kentucky.

Guardando la mappa, inoltre, appariva evidente il buco nell’assegnazione delle sequenze numeriche: la US 60 doveva proprio passare per lo stato del Kentucky ma invece partiva da Chicago, molto più a nord.

Le sue motivazioni erano quindi valide e condivisibili.

Il Board tuttavia, sentiti anche alcuni delegati della controparte che supportava l’assegnazione del numero 60 alla “Chicago – Los Angeles”, decise di mantenere inalterata la numerazione e di assegnare il 62 alla strada che partiva da Newport News e che attraversava lo stato del Kentucky.

In alternativa, qualora il governatore del Kentucky non avesse accettato la proposta, il Board avrebbe invertito la sequenza numerica, assegnando il 62 alla “Chicago – Los Angeles” ed il 60 alla strada che attraversava il Kentucky.

Ovviamente il governatore del Kentucky, forte delle evidenze cartografiche e della volontà di dotare il suo stato di una highway importante, non accettò la proposta e costrinse il Board ad assegnare il 62 alla “Chicago – Los Angeles” ed il 60 alla strada che attraversava il Kentucky.

La “Chicago – Los Angeles” veniva quindi relegata al ruolo di “comprimaria”, una strada di minore importanza.

Del resto il Board si faceva forte anche di una dichiarazione eccessivamente frettolosa rilasciata da Avery dell’Oklahoma, in occasione di una delle riunioni, dove manifestava freddezza e disinteresse per il numero assegnato; la cosa importante era che la sua strada avesse un numero unico per tutto il suo percorso.

Ma subito dopo Avery, ed il comitato dei 5 di cui faceva parte, ritrattò le sue dichiarazioni reclamando per la “sua” strada il numero 60, così come inizialmente deciso.

Furono molte le lettere di protesta del comitato dei 5 nei confronti del Board, alcune con toni molto forti.

Missouri ed Oklahoma avevano già fatto stampare le mappe ed i cartelli stradali con la numerazione 60 ed era quindi troppo tardi per un ripensamento di questa portata.

Il Board, d’accordo con il governatore del Kentucky, propose al comitato dei 5 di attribuire la numerazione “60 North” alla “Chicago – Los Angeles”, ma questa fu completamente scartata, ritenuta perfino peggiore ed umiliante dell’attribuzione del 62.

Questa, secondo il comitato dei 5, sarebbe stata una delle strade più importanti d’America e come tale andava trattata attraverso l’assegnazione di un numero che terminava per zero.

Un’altra soluzione suggerita dal Board, per dipanare questa intricata matassa, fu quella di assegnare il “60 North” al tratto “Chicago – Springfield”, il “60 East” al tratto “Newport News – Springfield” e 60 al tratto “Springfield – Los Angeles”.

Ma questa fu una soluzione che non piacque a nessuno.

Nel frattempo continuavano le lettere di protesta, gli scambi di minacce da parte dei contendenti e da parte della direzione del Board.

La querelle terminò il 30 aprile del 1926, quando a Springfield in Missouri il comitato dei 5 notò che il numero 66 era ancora disponibile; era un numero semplice da memorizzare, accattivante nella pronuncia, assolutamente da preferire al 62.

Immediatamente Avery e Piepmeier inviarono al Joint Board un telegramma che terminava con la frase:
we prefer sixty six to sixty two”.

La proposta fu accettata sia dal Board che ovviamente dal governatore del Kentucky.

In un ulteriore telegramma di ringraziamento indirizzato al responsabile del Board, Cyrus Avery scrisse che avrebbe realizzato una strada di cui il governo degli Stati Uniti sarebbe andato fiero.

Parole profetiche, considerato ciò che quella strada avrebbe rappresentato per gli USA e la fama che avrebbe guadagnato in tutto il mondo.

L’11 Novembre del 1926 i lavori del Board si chiusero e la nuova Highway che avrebbe collegato Chicago a Los Angeles assunse il suo nome definitivo: US Highway 66.

Route 66 2017. Albuquerque – Holbrook

Pubblicato: giugno 29, 2017 in Route 66

 

Data 12 Maggio 2017
Partenza Albuquerque (New Mexico)
Arrivo Holbrook (Arizona)
Km percorsi 740,3
Motel Globetrotter Lodge
Costo motel 84.08$

 

La mattina non riesco a rinunciare alla mia tipica colazione sulla Route 66: bacon, white bread e ash browns, è uno dei riti che amo fare quando sono in viaggio sulla Mother Road.

Il caos sulla Central Avenue (la Route 66 in città ad Albuquerque) era totale fin dal mattino presto, i lavori stradali rendevano gli spostamenti più complicati.

Ma, nonostante tutto, il tempo per un ottima colazione al “Central Grill and Coffee House” si è trovato.

Salutato il gestore del Motel, in procinto di andare in pensione come lui stesso ci ha confermato, riportato i saluti di Kevin del Blue Swallow, mi sono rimesso in marcia verso ovest.

Non è uno dei tratti più belli, più o meno fino a Flagstaff la Route 66 è stata quasi del tutto sostituita dalla I40.

Ma comunque qualche bel pezzo di strada lo si percorre.

Le rocce rosse avevano ormai conquistato il panorama, mi ricordavano di essere nel west.

San Fidel, una foto ricordo a Grants e poi una deviazione, esattamente come lo scorso anno, verso il Canyon de Chelly.

E poi ancora il Painted Desert, stupendo al tramonto come non mai.

La giornata si è chiusa con un tramonto che lasciava senza fiato ad Holbrook, con il Wigwam avvolto in quegli splendidi colori.

Una cena al Butterfield Stage Co. Steakhouse prima di entrare in camera nello splendido ed accogliente Globetrotter Lodge.

Sempre una garanzia.

Attrazione
Città
Stato
Rio Puerco Bridge Laguna NEW MEXICO
Acoma Curio Shop San Fidel NEW MEXICO
El Rancho Hotel Gallup NEW MEXICO
Teepee Trading Post Lupton ARIZONA
Canyon de Chelly Chinle ARIZONA
Painted Desert Holbrook ARIZONA